Il VII Convegno GT… dalla parte dei Blogger \ Alessandro Camilletti Day#2


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Torna alla prima giornata.

Facendo parte di quella categoria costretta all’epopea del viaggio di ritorno, premetto che qui non troverete tutti gli interventi, ma solo quelli fino alla pausa pranzo, dalla quale mi ha strappato una corsa per il treno.

Facciamo chiarezza su Indicizzare e Posizionare – Michele Baldoni

Michele Baldoni sottolinea come, visti in ottica SEO, indicizzazione e posizionamento assumano un ruolo molto simile, in alcuni casi.
Lavorando sugli snippet, è possibile ottenere effetti simili al posizionamento, in termini di visite, incentivando il click sui risultati. Alcuni esempi noti sono le famose stelline o gli share di google plus o mostrare info utili (tempi di cottura per una ricetta o date di un evento), tramite dati strutturati.

Entrare nell’indicizzazione del canale news permette di apparire anche nel box specifico, in cima alle ricerche. Si possono sfruttare vantaggiosamente anche le immagini, approfittando dell’ottima posizione che generalmente ha il box immagini nelle SERP. Stesso discorso vale per Google Places.

Michele ha poi fatto un esempio di come sfortunatamente, per una pagina che viene sostituita da un’altra, gli snippet possono mantenere la descrizione della pagina rimossa.

Velocità = Ranking, allora acceleriamo – Andrea Cardinale

speedUn sito lento è un sito che rende poco: alto valore di rimbalzo, breve tempo di permanenza e in generale un abbassamento del ranking.
Corrono in nostro soccorso numerosi tools, anche per il mobile.

Per velocizzare un sito si può adottare qualche trucchetto (che del trucco non ha nulla ma si tratta solo di lavorare sodo).

  • Per prima cosa conviene minimizzare il codice, specialmente quello in js e raggruppare più file in modo da diminuire le richieste al server.
  • Caricare dopo il js la velocità percepita dall’utente aumenta, anche se il sito si carica nello stesso tempo. (basta spostare il js a fine pag)
  • Potendo commentare la cache del browser possiamo diminuire il numero di file immagazzinati dall’utente.
  • Keep Alive
  • Cookie-less solution
  • Lazy Load (caricamento pigro): Scaricare il js o il css solo quando è necessario, ad esempio i social button possono essere caricati solo al passaggio del mouse, mentre prima mostrano solo un’immagine esemplificativa.
  • APC: prendere i dati non dal server, ma dalla cache del server stesso che si genera nella ram al passaggio dell’utilizzatore.
  • Immagini:
    • Come sempre conviene comprimerle.
    • Usare un immagine per tutto.
    • Lazy loading per le immagini, ovvero il caricamento delle sole immagini che l’utente effettivamente vede.
    • Adattare correttamente l’immagine in modo da visualizzare la dimensione corretta
  • Mod_pagespeed: un modulo Apache per velocizzare/ottimizzare automaticamente il sito
  • Ottimizzare il Database. Esistono diversi tool che ci aiutano ad identificare i log lenti, e li dovremo intervenire.
  • Possiamo affiancare due server da far lavorare in parallelo, per caricare più velocemente. Ad esempio Apache e Nginx. In questo modo, per esempio, uno carica il codice, l’altro le immagini.

(E)Migrazione e Cattiva link Building: i consigli per non farsi male – Alessandro Martin

È sempre meglio non sottovalutate le migrazioni: la pagina intermedia su cui si appoggia un 301 può contenere un tag “maligno”, come un noindex. Alessandro Martin in questo intervento ci illustra, per esperienza diretta, come ovviare a problemi comuni fra i SEO.

Ecco i quattro consigli di Alessandro per le migrazioni:

  1. Utilizzare Exellent analytics e Majestc SEO per capire quali sono le landing page che generano più traffico. L’elenco di url che si genera saranno il punto di riferimento.
  2. Ponete attenzione ad .htacces , ovvero non abusatene, perché se consta di troppe righe, rallenterà terribilmente il caricamento (viene tra l’altro letto ad ogni caricamento http)
  3. Non abbiate paura del 404, e sfruttare le migrazioni per fare pulizia dei contenuti obsoleti.
  4. Testare prima e dopo il golive, semplicemente per evitare le sfuriate del cliente. Un metodo efficiente per testare le ridirezioni si ottiene modificando il file hosts.
    Potete anche automatizzare il test editando un piccolo algoritmo in excel o xenu.

Ma da buon SEO non sono solo questi gli errori commessi da Alessandro.
Mantenersi lontani (chilometri) dalla cattiva link building vecchio stile e focalizzarsi sul pieno ottenimento dei link, ovvero sulla link earning. Insomma, “senza gambe non si corre!”.

Ultimo argomento: i contratti SEO. Lavorare con contratti a performance è come lavorare a cottimo. I risultati di un SEO possono dipendere da fattori che esulano dalla sua bravura e dall’impegno messo nel lavoro (aggiornamenti algoritmici, entrata in campo di nuovi competitors, etc.)

L’incostante Geolocalizzazione – Riccardo Perini

Local mascotteIncominciando dal Venice Upgrade la geolocalizzazione comincia ad assumere una rilevanza via via crescente.

Un’interessante analisi condotta da Riccardo con advanced web ranking mostra chiaramente la differenza tra le SERP ottenute variando la località nell’opzione di ricerca, pur anche mantenendo la stessa keyword. Risulta che i siti delle aziende che non hanno sede fisica non vengono geolocalizzati.
Se invece la keyword contiene fra i termini nomi di località, Google comprende che questi non si riferiscono al nome di un brand, ma che si sta cercando un determinato prodotto in una località chiesta dall’utente.

Mentre la ricerca delle notizie o informazioni produce risultati fortemente geolocalizzati, non sempre le keyword generiche vengono geolocalizzate.
Insomma, parole che eprimono uno user intent “localizzato”, producono SERP geolocalizzate. Tuttavia Google non sempre attribuisce il giusto grado di “localizzazione” a tutte le key, producendo talvolta SERP inaspettate.

Per comprendere se il nostro sito è considerato geolocalizzato, si possono studiare le parole chiave con le quali gli utenti atterrano alle pagine. Se le keyword non specificano una località, allora il nostro sito è correttamente geolocalizzato.

Link Building e Competitor(?)  – Marco Quadrella

HandshakeDallo studio degli algoritmi di Google risulta che la SERP cambia seguendo l’andamento del mercato, e quindi varia di giorno in giorno. La causa è da attribuirsi anche ad algoritmi machine learning come Panda.
Questo si traduce in SERP confuse e, alle volte, con il posizionamento osservato dei siti che non è più un parametro importante.

Dopo questa breve introduzione, Marco Quadrella, Con idee un po’ di contro tendenza, ci spinge ad una politica meno aggressiva rispetto agli “altri”, considerati solo come concorrenza. Nulla ci vieta di stringere delle collaborazioni con blog o siti ricchi di buoni contenuti ma che non riescono ad emergere, rimanendo così indietro nelle SERP: possiamo esempio inglobare un blog acquisendone i contenuti e i link.

Rimane vero che la maggior pare delle volte la competizione sia una vera lotta senza possibilità da accordi. Con vari tool ideati e messi a punto direttamente da Marco (che verranno a breve distribuiti gratuitamente a tutti i partecipanti al Convegno GT) è possibile fare chiarezza sui competitor individuando tra l’altro i veri avversari.

Con l’ausilio di questi strumenti, le classiche tecniche di link building possono essere semplificate e migliorate.
Un procedimento illustrato è la classica ricerca dei broken link potenzialmente più rilevanti. Estraendo tutte le url delle pagine con broken link (utilizzando magari un tool come Majestic) e dandole in pasto ad un crawler come screaming frog, scopriamo che fine hanno fatto le pagine a cui i link puntano. Allora possiamo ricostruire il contenuto delle pagine studiandocele da Web Archive.

Fin qui parliamo sempre di vecchia scuola: copiare i link dei competitor.

L’ultimo consiglio che ci da Marco è di apprendere le strategie adottate dai nostri competitor, non solo dai nostri connazionali, ma anche da chi fa parte di un mercato più avanzato e si trova ad affrontare algoritmi di Google che ancora non sono giunti sino a noi (America vi suona strano?), ma non tarderanno troppo.

Concludendo, i competitor non sono solo da odiare senza ritegno, ma possono essere decisamente dei buoni maestri, per quanto sia duro ammetterlo.

Torna alla prima giornata.

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