Google: presto tutto “Not Provided”?


CriptareLa ricerca sicura, come la chiama Google, è arrivata per tutti. È stata estesa in quest’ultimo mese, dopo che, nel 2011, l’azienda di Mountain View aveva deciso di garantire la sicurezza dei suoi utenti criptando le ricerche effettuate dagli utenti che avevano effettuato il login all’interno del loro account Google.

Nello stesso istante è stata anche presa la decisione di non passare più le keyword.

Google ha deciso di estendere le ricerche criptate – con tanto di perdita delle keywords, non più disponibili e tracciabili all’interno di Analytics – anche agli utenti non loggati, dunque, seppur in maniera slegata dall’indirizzare il traffico tutto su HTTPS (connessione sicura), introdotta in ogni caso per tutti gli utenti che navigano su www.google.com. Tutti i click risultano, dunque, “non provided“. Ad eccezione di quelli che provengono dall’advertising. Dalla pubblicità.

La percentuale di ricerche criptate è andata via via aumentando nel corso del tempo. Tra Firefox prima, Safari poi e successivamente, nel Gennaio 2013, anche Chrome. Contestualmente al passaggio ad HTTPS la scelta di tagliare anche le keywords ha causato l’incremento percentuale di keywords perse, come dimostra questo grafico di “Not Provided Count”:

NotProvided

Nello spiegare le motivazioni della propria scelta, Google ha reso pubblica questa nota:

Vogliamo offrire protezione al maggior numero di utenti, in tutti i modi in cui possiamo. Abbiamo intenzione di continuare a farlo nei nostri servizi, perché crediamo sia positivo. La motivazione di base non è collegata agli annunci, ma solo ai nostri utenti.

In realtà, poi, SearchEngineLand ha analizzato le strade che Google avrebbe perseguito, per giungere a una così risoluta decisione nei confronti del “not provided”.

Quale strategia dietro la scelta di Google?
Da Mountain View precisano: vogliamo offrire protezione al maggior numero di utenti, in tutti i modi in cui possiamo

A partire dall’accusa di cooperare nell’operazione di spionaggio dell’NSA, che ha portato la società californiana ad avviare una campagna di trasparenza nei confronti dei propri utenti. Le critiche sono stati vibranti. Il sospetto sempre vivo. Per questo motivo, a Mountain View – dove sono sempre attenti ai rapporti internazionali e alle pubbliche relazioni – avrebbero deciso in quattro e quattr’otto di criptare ogni tipo di ricerca.

Altra motivazione, potrebbe però essere quella legata all’aumento degli introiti in AdWords. È una strategia lecita. O quantomeno possibile, dopo gli accordi che Schmidt ha raggiunto, nei mesi scorsi, con gli editori. In particolare con quelli francesi, che proprio in queste settimane sono stati avviati al sistema pubblicitario del colosso statunitense, convinti di aver fatto la scelta giusta.

Google, non passando più le chiavi di ricerca organica, si garantirebbe investimenti maggiori da parte degli stessi editori, che avrebbero comunque accesso a una serie di dati – seppur limitata nella mole e nel tempo – sui Webmaster Tools.

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