Accordo Twitter-Google: come funzionava il Realtime Search?


Il probabile ritorno dei tweet nella ricerca.
Google e Twitter tornano a contrattare sull'accesso ai Tweet. Da scoprire le modalità.

Le due aziende hanno raggiunto, da poco, un accordo che consente a Google di accedere a tutto lo stream dei Tweet, come fecero nel 2009.

In quell’anno Google si servì di Twitter per lanciare il Realtime Search. In questi giorni tutti hanno raccontato dell’accordo, ma in pochi hanno parlato di quello a cui è servito. E ancora meno, forse nessuno, hanno spiegato come funzionava il Realtime Search.

Il Realtime Search era una funzione molto utile che permetteva di cercare nei social in tempo reale e quando una ricerca presentava un’attività importante spuntava un box in alto nelle ricerche.

Lo ricordo molto bene, pensate che al Convegno Nazionale sul Search Marketing del 2009 ho portato una relazione proprio su questo e in quello stesso giorno Google lanciò il Real Time.

Per quello che riguarda noi è interessante capire come funzionava l’algoritmo che permetteva a Google un’indicizzazione in pochi secondi con addirittura l’eliminazione dello spam:

I passi fondamentali erano:

  • individuare il tema dell’account
  • stabilire la qualità del singolo tweet
  • stabilire l’autorevolezza dell’account

 
Il tema dell’account veniva individuato non solo tramite l’analisi dei contenuti postati, ma anche tramite il nome delle liste in cui si veniva inseriti.

La qualità del singolo tweet invece veniva calcolata in base alle interazioni di altri account, quindi risposte, retweet, preferiti. Molto importante Google teneva in considerazione chi erano le persone che interagivano con i nostri tweet e la velocità di interazione.

L’ingegnere che lavorava all’algoritmo fu molto chiaro: non ci frega niente di quanti follower avete, noi vogliamo sapere cosa fanno dopo che effettuate un tweet. Per questo motivo era inutile postare spesso, bisognava creare tweet di qualità. Ed era anche inutile avere migliaia di follower che non interagivano.

Infine la qualità media di tutti i tweet che noi facevamo andava a stabilire l’autorevolezza del nostro account. E questa autorevolezza si passava attraverso il follow: una persona che seguiva un’altra persona era come una pagina che linkava un’altra pagina.

Rifaranno il RealTime Search?

Secondo me si e probabilmente dentro ci finiranno anche contenuti di altri social, come Google Plus.

Ricordiamo infine che, ad oggi, non esiste alcun segnale che proviene dai Social Network e che influenza la SEO. I Social vengono indicizzati come una qualsiasi pagina web, se Google vede il link lo calcola, il problema è che nella maggior parte dei social non solo Google ha difficoltà, ma c’è anche l’attributo nofollow che non passa il valore del link.

L’unico Social che in qualche modo influenza i risultati di ricerca è Google Plus con i risultati privati, ovvero i contenuti nelle SERP che provengono dalle persone e pagine che abbiamo accerchiato.

Google sfrutterà i dati dei Tweet per influenzare la SEO organica?

Non si sa ovviamente e se leggete qualcosa in giro di questo periodo che non provenga da dichiarazioni ufficiali, beh sono solo speculazioni.

Per tutti quelli che preferiscono il video al testo, potete ascoltarvi queste informazioni su YouTube visto che sono tratte proprio da #FastForward:

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